18/07/2010

Sull'E444r - ultima parte!

Il movimento fluido della mano sinistra della sua compagna di viaggio fece riaffiorare in lui una certa angoscia. Era mancina, proprio come lui. Sin dagli anni della scuola aveva scritto con la sinistra. Capì subito che quel malessere era causato proprio da quel periodo. Elementari, medie e qualche anno del liceo artistico, ricordi che gli facevano correre i battiti all’impazzata. 

Cercò di scacciare quei pensieri guardando di nuovo fuori dal finestrino, ma il paesaggio non lo aiutò. Erano arrivati. Le rotaie un po’ arrugginite non lasciavano alcun dubbio né vie d’uscita, quell’E444r era arrivato a destinazione.

Senza pensarci troppo afferrò la sua valigia dentro la quale c’erano abiti, scarpe ma soprattutto lapis, gessetti e fogli di ogni formato, oggetti del suo lavoro, quello che Martino amava più di ogni altra cosa e grazie al quale in passato aveva ritrovato la strada giusta. Faceva lo stilista di moda, era il suo vanto più grande.

Si mise in fila ad attendere il suo turno per scendere in mezzo a quella calca. Dopo più di nove ore di viaggio chiunque fosse ancora su quel treno aveva un bisogno estremo di scendere, mettere i piedi sulla terra ferma per respirare almeno un po’ d’aria che non fosse quella condizionata col retrogusto di ruggine.  

Intanto qualcuno sul marciapiede del quarto binario lo stava cercando. Si alzava in punta di piedi per capire dove fosse, faceva così per ogni carrozza, schivando con attenzione parenti, amici e quant’altro stesse affollando quello spazio. Continuò così fino alla carrozza che cercava. La otto. Si sfregava la mani che sfoggiavano delle unghie curate e smaltate con una tinta scura, forse un marrone. Era evidentemente nervosa e con ogni probabilità non stava neanche cercando di nasconderlo. Dodici anni non sono pochi per nessuno, tanto meno per loro.

«Avrà davvero preso questo treno? Sarà felice di rivedermi?» ma soprattutto la domanda che più la tormentava era «mi riconoscerà dopo tutto questo tempo?»

Le sue mani, che stringevano dei grandi occhiali da sole verdi, stavano tremando. Un tremolio leggero, quasi impercettibile. Era il suo modo di dimostrare quanto teneva alle cose. 

All’improvviso si bloccò, pietrificata. Stava scendendo. Era lui, avrebbe potuto riconoscerlo in mezzo a chiunque. In fondo non era cambiato molto, a parte i molti chili persi. Aveva assunto un’aria da artista. Era bello. I suoi occhi, la sua espressione, il suo modo di portare quel cappello. 

Martino la guardò distratto distogliendo lo sguardo. Poi di scatto si voltò di nuovo e i loro volti si riconobbero. Lui le regalò un sorriso, lei restò un po’ distante.

«Allora sei venuta?» esclamò il ragazzo abbracciandola forte e parlandole come se non fossero trascorsi tutti quegli anni.

«Ho preso la patente. Ora ti potrò accompagnare dove vuoi!» sorrise iniziando a sciogliersi.

Martino si guardava intorno pensando che non fosse cambiato niente. Forse c’era qualche binario in più, qualche mattone diverso, ma l’aria era sempre la stessa. Un’aria che in passato aveva odiato, sperando di poter lasciare presto quella città. E così aveva fatto rifugiandosi dagli zii pugliesi. All’inizio doveva essere una semplice vacanza per distrarsi, alla fine si iscrisse al liceo artistico di Bari e fece il pendolare tra lì e Roma per formarsi nella professione di stilista. In fondo nella sua città non avrebbe mai potuto realizzare il suo sogno. Era un suo limite, lo sapeva. Non era mai riuscito a non dare peso al passato. Ricordava ancora quel nomignolo che i suoi compagni di scuola gli avevano dato. “Dolly” lo chiamavano così lasciando intendere una certa differenza nella sua personalità. Eppure Martino quella differenza non l’aveva mai capita. Non sapeva a quale diversità si riferissero gli “amici”. Anche da grande aveva dovuto difendersi e lo faceva ancora, ma aveva le armi per farlo. Da piccolo no, quelle offese, quei nomignoli, quelle risatine appena entrava in classe gli facevano male, era come se ogni giorno gli togliessero un pezzo di voglia di vivere. Alla fine, infatti, Martino era arrivato a non averla più. La vita non gli piaceva. Aveva soltanto quindici anni quando se ne stava in casa a rimpizzarsi di merendine, biscotti, gelato e tutto ciò che la cucina riusciva a contenere.  

«Ehi, Marti, non vorrai mica arrivare a casa a piedi?» chiese la sorella scuotendolo per un braccio.

«Ah sì, scusa. Stavo ricordando un po’ di cose…»

«Piacevoli, spero!» rispose l'altra ingranando la prima sulla sua vecchia utilitaria.

La guardò attraverso i suoi occhi neri e le sorrise annuendo. Era cambiato tutto, lui per primo. Non aveva più paura della sua personalità, del suo essere diverso, anzi ne andava fiero. Si guardava indietro col sorriso perché sapeva che da quel confronto ne era uscito più forte. Sapeva di aver vinto e la sua presenza quel giorno, per il matrimonio di sua sorella minore lo dimostrava. Avrebbe rivisto tutti, tutti quei volti che lo avevano sempre guardato con disprezzo, lo avevano snobbato e fatto sentire sbagliato. Non gli importava, anzi era pronto per affrontare ogni cosa, voleva farlo ora che era fiero di se stesso soprattutto da quando aveva capito che ad essere sbagliato non era lui, ma tutte quelle persone che lo credevano diverso. Diverso da cosa poi?

«Stavo pensando che sono felice di essere qui!» chiuse gli occhi e lasciò che le immagini gli scorressero nella mente, una dopo l’altra. Senza fargli più male.  

11:12 Scritto da: mlaura84 in libri e fumetti | Link permanente | Commenti (5) | Segnala | Tag: treno, rossiello | OKNOtizie |  Facebook

Commenti

Certo anche te un sei mia normale, invece di sta nell'acqua ar mare sei a scrive i racconti sur blogghe... un bacio, la tua b.t.

Scritto da: Sandra | 18/07/2010

Brava sandra... hai fatto bene a scrivere "anche"...
vedete un po' di colorarvi senno' quando siamo insieme pensano che io sono fissa al mare e voi a scrivere... e pensano che voi siete piu' brave di me!

Bella la storia... tenera e romantica...
un bacio

Scritto da: stefania | 23/07/2010

Ma se io quest'anno sono superabbronzata per i miei standard;)
Il bello è che vado al mare quasi tutte le mattine e riesco a sembrare una mozzarella ugualmente... non è da tutti!
Grazie Stefy... ho cercato di renderlo romantico come sono io anche se ormai non va più di moda!
Un bacione amiche mie!

Scritto da: mlaura84 | 25/07/2010

Ricco di psicologia fine e delicata questo racconto mi piace molto.Sono contento di averti letto e ti faccio i miei più cari saluti. Giorgio

Scritto da: verdefronda | 01/08/2010

C'è più di una sfumatura in questo racconto. Brava!
Tra l'altro osservare le persone in treno è sempre stato uno dei miei passatempi preferiti!
::Daniele::

Scritto da: Fadedboy | 12/11/2010

Scrivi un commento