08/04/2010

Gioia

Guardava quel foglio senza sapere cosa scrivere. Teneva la penna, la sua stilografica per le grandi occasioni, stretta tra il pollice e l’indice della mano sinistra. Aveva decisamente uno strano modo di impugnare le penne.

Era così, in quella posizione da almeno dieci minuti. Qualcosa l’aveva distratta tanto da farle perdere la concentrazione sulla sua lettera. Forse il rumore del mare a pochi passi.

Gioia pensò subito che fosse un segno. Il mare era sempre stato un suo amico, il più fedele. Le dava consigli e, soprattutto, la metteva in guardia da scelte sbagliate, anche se come ogni amico a volte non le aveva indicato la direzione più breve.

Se ne stava ancora lì, con la stilografica poggiata sul foglio a righe e solo una domanda stava ossessionando la sua coscienza. Sarà la scelta giusta?

In realtà non si era mai posta il problema. I suoi occhi cioccolato le avevano permesso di vedere le cose con una certa lucidità. Poteva dire che in quasi trent’anni si era confusa poche volte. Beh, la prima e la più eclatante delle volte che l’aveva fatto era stata quando aveva riposto tutta la sua fiducia nella sua più cara amica dai tempi della scuola, la quale per ripagare il suo gesto, pensò bene di prendere la valigia e andarsene a Londra con il fidanzato di Gioia. Cose che capitano, le dicevano tutti. Eppure lei non l’aveva mai pensata così. Erano cose che non sarebbero dovute capitare e, soprattutto, non a lei sempre attenta ai sentimenti degli amici. Ma, alla fine, sapeva che per tutto c’era una spiegazione anche se a caldo non ne era mai stata poi così convinta. Illusione, le piaceva chiamarla in quel modo.

Quella volta non poteva sbagliare, ecco perché era lì in quel posto che probabilmente nessuno conosceva, nascosta e con un desiderio indescrivibile di gettare la spugna.

All’improvviso, di scatto poggiò la penna sul tavolo della pensione che la ospitava da una settimana e rufolò nell’armadio alla ricerca di qualcosa. Il suo costume da bagno. Voleva andare in spiaggia. 

Lo indossò e con i suoi occhiali scuri scese le scale salutando Cesira, la vecchia portinaia. Lasciò quel foglio completamente bianco con la sola eccezione del disegno delle righe.

Camminava lentamente a testa bassa reggendo un laccio della sua borsa di paglia. Ogni tanto lasciava qualche impronta annoiata sul sentiero sabbioso. Il suo telefonino vibrò, sembrava non voler smettere.

Si era dimenticata di spegnerlo. Fu costretta a vedere chi l’avesse cercata in quell’assolata mattina di giugno. Quando si decise a rispondere avevano riagganciato. Non aveva idea di chi potesse cercarla. I genitori sapevano che aveva bisogno di silenzio, il lavoro – come il fidanzato - lo aveva lasciato prima di partire e le amiche non l’avrebbero mai disturbata.

Il telefono vibrò di nuovo.

Gioia sbuffò, ma la sua stizza durò poco, le bastò ascoltare la voce dall’altro capo della linea.

«Cesira, mi dica!»

«Signorina, il postino ha portato una lettera per lei… dice che è urgente. Forse sarà il caso che…»

«Arrivo subito!» esclamò la giovane tornando indietro.

Il mare, il suo rumore. Ora era certa che fosse stato un segno. Che potesse essersi sbagliata?

Se lo ripeteva in continuazione mentre ripercorreva a passo svelto il tratto di strada fatto pochi minuti prima. In fondo sapeva che le cose non stavano così. Le sue poesie avrebbero avuto successo e lei, convinta come non mai di quella scelta, avrebbe potuto organizzare la sua vita lì, in quel paesino dell’Argentario, zona che vedeva spesso da bambina ogni volta che con l’auto insieme ai suoi raggiungeva i parenti campani.

Ce l’avrebbe fatta. Lo doveva a se stessa.

Arrivò sulla soglia della porta e trovò Cesira con la lettera tra le mani e l’espressione preoccupata. Era quasi l’unica cliente di quella piccola pensione e l’anziana si era affezionata a Gioia. Le fece segno di aprire la busta. Guardò attentamente la sua espressione che, in pochi secondi, si aprì in un sorriso brillante. Era finalmente felice.

Il rumore del mare non aveva mai voluto dirle di cambiare direzione.

«Ce l’ho fatta, Cesira! Ho vinto il concorso!» sventolava quel foglio come se fosse una bandiera.

«E ora, cosa succede?»

«Succede che la casa editrice pubblicherà la mia raccolta di poesie. Le mie poesie in un libro, capisci? Non ci credo!»

Cesira, si allontanò. Tornò dopo poco con una bottiglia in mano. Uno spumante vecchio, senza nessuna caratteristica particolare, ma che per lei aveva l’importanza che si dà a chissà quale bottiglia pregiata. Lo stappò e ridendo come Gioia non le aveva mai visto fare in quei quindici giorni di amicizia disse fiera «Lo sapevo Gioia!»

La ragazza scoppiò a ridere davanti agli sguardi curiosi dei passanti e pensò a quanto fosse fortunata. Ora poteva tornare. Doveva tornare a casa e far sapere a tutti quella sua vittoria. Ma quel posto l’avrebbe aspettata per sempre. Prima o poi sarebbe tornata ad ascoltare quelle onde e sorridere sotto quei raggi del sole.  Ora ne era sicura.          

 

19:15 Scritto da: mlaura84 in libri e fumetti | Link permanente | Commenti (8) | Segnala | Tag: gioia, racconto, mare | OKNOtizie |  Facebook